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Informazioni:
Malgrado le sue modeste dimensioni, l'area è
dotata di molteplici servizi: c'è un ospedale (ad Amelia), ambulanze di
Pronto soccorso attive 24 ore su 24, sei caserme dei Carabinieri, numerosi
sportelli bancari. A servizio del turista c'è un punto informazioni dell'APT
(Azienda di Promozione del Turismo) sito in Amelia, e numerose Pro-Loco.
Come muoversi:
In automobile: è la soluzione migliore, perchè
permette di raggiungere gli angoli più belli e suggestivi (e i più sperduti)
del territorio
In autobus: grazie alle autolinee ATC, che
collegano tutti i capoluoghi di comune
Noleggiando auto, moto o bicicletta
A piedi: la Comunità Montana ha segnalato,
tabellato ed attrezzato sei percorsi trekking.
Passeggiate:
Numerosi sono i parchi attrezzati immersi nella
lecceta sempreverde situati nei dintorni di Amelia. Si segnalano: "La
Cavallerizza" , dove ha sede un piccolo ippodromo ed un sentiero
anulare nel bosco, ottimo per passeggiate distensive e per il footing; il "Parco
di San Silvestro" a Fornole, ed il "Parco Mattia"
a Porchiano, attrezzati per il pic-nic.
Una tradizione dal 1830: "I Fichi Girotti"
Il prodotto dell'industria agroalimentare tipica
dell'Amerino maggiormente conosciuto sono i "Fichi Girotti". Si tratta
di un dolce particolarmente gustoso e carico di zuccheri. I fichi vengono fatti
essiccare, poi sono tagliati, riempiti di condimento (cioccolato e canditi;
cioccolato e mandorle tostate; cioccolato e noci) e passati sotto una pressa
artigianale fino a formare una sorta di mattonella dalla forma rotonda. Tutta la
lavorazione, nelle varie fasi, è effettuata a mano. Carta e grafica sono
rimaste invariate da più di un secolo.
Artigianato:
Terra laboriosa l'Amerino, con
prodotti che hanno mantenuto lavorazioni e caratteristiche che risalgono a
secoli orsono. E' lavorata e dipinta a mano la ceramica di Guardea, mentre ad
Avigliano Umbro i fabbri spesso usano ancora la forgia per riscaldare il ferro
da battere. La lavorazione del marmo ha antiche tradizioni a Lugnano in Teverina
e a Guardea; Amelia vanta restauratori di mobili d'epoca di ottimo livello. Con
la corteccia del castagno a Toscolano, Melezzole e Santa Restituta si
intrecciano ancora i canestri; con il legname invece si producono botti e
scale.
Centro Sportivo &
"Bottilandia":
Gli impianti del Centro
Sportivo "La Macia", dotato di campi da calcio e tennis, piscina,
parco giochi e barbecue, consentono a grandi e piccini di praticare sport e di
trascorrere ore piacevoli e salutari a diretto contatto con la natura. Accanto
al Centro Sportivo c'è "Bottilandia", città degli animali fatta di
botti.
Itinerari Turistici:
Da Civitella si raggiungono
facilmente: il sito archeologico di epoca romana a Scoppieto, il Castello di
Salviano, la necropoli umbro-etrusca ed i ruderi di Copio a Montecchio, la
ridente borgata di Cerreto. Lungo la strada che conduce verso Todi è possibile
ammirare tra i boschi rigogliosi e ricchi di fauna tipica, profonde voragini
carsiche, il Santuario della Pasquarella ed i suggestivi centri rurali di
Acqualoreto, Collelungo, Morre e Morruzze, ricchi di storia e di monumenti che
la ricordano. Sulle rive del Lago di Corbara e nelle vicinanze, si possono
visitare il Castello di Corbara, la Badia benedettina di S. Gemini di Massa, il
Monastero Francescano di Pantanelli e l'aspra gola del Forello.
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Cittadina
costruita su un colle, tra le valli del Tevere e del Nera, in una zona famosa
per la produzione dei fichi. Le mura poligonali, tuttora ben visibili, risalgono
al VI e IV secolo a.C. Entrando in paese dalla Porta Romana si accede alla
chiesa di San Francesco, la cui facciata è famosa per il bel portale gotico ed
il rosone; all’interno si trovano i sei sepolcri della famiglia Geraldini, il
più celebre dei quali, quello di Matteo Elisabetta, è opera di Agostino di
Duccio. Su una piazzetta panoramica si erge il Duomo, con un campanile
dodecagonale di stile romanico. Il Palazzo comunale ospita una raccolta
archeologica, resti archittettonici medievali e dipinti di Pier Matteo
d’Amelia.
Il fatto
che uno sbarramento di un fiume come il Tevere, soprattutto se finalizzato alla
produzione di energia elettrica, possa dare origine ad una zona paludosa, è un
evento piuttosto raro. Ad Alviano questo è avvenuto, semplicemente perchè
l'Enel sfrutta due volte l'acqua già utilizzata con il bacino a monte: quello
di Corbara. L'evento ha prodotto più di 500 ettari di palude, lago, acquitrini,
bosco igrofilo, cioè un ecosistema adatto alla riproduzione ed alla sosta di
circa 150 specie di uccelli acquatici. L'area è una importante stazione di
rifornimento alimentare di uccelli rari come le gru, le oche
selvatiche o il falco pescatore. Per godere di questi uccelli occorre
essere fortunati, capitare nei giorni in cui, durante la migrazione hanno deciso
di sostare all'Oasi di Alviano, concepita proprio per loro. Una porzione
dell'Oasi è stata pensata anche per gli uomini perchè possano godere di questi
spettacolari eventi. L'ingresso all'area protetta si trova a Madonna del Porto,
nel comune di Guardea, lungo la strada provinciale Alviano Scalo-Baschi. Da qui
partono due percorsi natura, per un totale di circa quattro chilometri. Sono ben
attrezzati con capanni per il "birdwatching", di torri, di passerelle
e perfino di un'aula scolastica all'aperto, proprio in mezzo alla palude. In uno
di questi affascinanti percorsi, volendo, è possibile sostare anche per
un'intera giornata. Nascosti all'interno dei capanni è possibile godere di
indimenticabili suggestioni, come se si fosse all'interno di uno splendido
documentario. A molti può sembrare impossibile che tutto ciò possa accadere a
due passi da una città come Roma. Se si è bravi fotografi, con un
teleobiettivo neanche tanto potente, si possono riportare immagini, qualche
volta, anche straordinarie. Gli uccelli della palude sono disponibili tutto
l'anno, ma sono privilegiati i periodi in cui è massima la disponibilità di
cibo. In autunno ed in inverno è possibile osservare le grandi masse di folaghe
e di anatre selvatiche proprio perchè questi uccelli si nutrono
delle piante che si sono moltiplicate durante l'estate. Nei mesi di ottobre e
novembre non è difficile vedere specchi d'acqua che brulicano di uccelli,
quando in tutta l'area se ne possono contare fino a settemila. E' il periodo in
cui più di 300 cormorani si fanno osservare nelle suggestive evoluzioni
messe in atto per pescare, magari inseguiti da un airone o da un gabbiano
che tentano di derubarli. La primavera, invece, è il periodo della
biodiversità, nel senso che ogni giorno è buono per osservare specie diverse.
E' il periodo della migrazione verso il centro e il nord Europa dove andranno a
riprodursi. La palude di Alviano, per molti di loro, è troppo piccola, meglio
sono le grandi distese della Lapponia, ma per arrivarci occorre fare
rifornimento e gli ambienti come quello di Alviano svolgono questo importante
ruolo. Un giorno si potranno vedere le avocette e i cavalieri d'Italia
che andranno sul Delta del Po. Il giorno successivo le spatole che
andranno in Olanda o i totani mori, trampolieri che sembrano prediligere
la tundra della penisola di Kola. Chi si appassiona a questa attività può
scegliere questi giorni per più lunghe vacanze, proprio per godere della
incredibile varietà di specie osservabili.
Sorto
dalla suddivisione del Comune di Baschi nell’XI secolo, fu fortificato dai
Normanni nella lotta contro Spoleto. Il ritrovamento della necropoli fornisce
una prima testimonianza di insediamenti sul territorio degli Umbri e degli
Etruschi. Centro fiorente fra il VI e V secolo
decadde intorno al IV secolo a.C. Con l’affermarsi di Todi. Nel 1165 venne
costruito dai Chiaravalle il primo nucleo del castello “Castro Monticoli”.
Montecchio fu conteso tra Todi ed Orvieto. Nel 1497 fu saccheggiata dalle
milizie di Alessandro VI capeggiate da Matteo da Canale. Comune autonomo prima
del XIX secolo, Montecchio rimase poi, fino al 1948, una frazione di Baschi. Da
visitare il castello e le sue mura, la chiesa
parrocchiale di S.
Maria, il
Castello di Melezzole
e la chiesa di S. Biagio, il Castello di Carnano,
la necropoli
pre-romana di
San Lorenzo, con quasi 3000 tombe su un’estensione di circa 100 ettari
e a Tenaglie Palazzo Ancajani (sec. XVII).
Come
testimonia Plinio il Giovane che la chiama Vindinio dè Bindi, Civitella del
Lago ha origine romana. Nel medioevo essa crebbe e si affermò come solido
caposaldo della città di Todi. Le case del suo suggestivo centro, in travertino
locale, parlano ancora delle vicende che la videro protagonista, dei nobili che
la ebbero in signoria (Fredi, Atti, ...), dello spirito libero e solidale dei
suoi abitanti i quali si organizzarono in una Comunità, tuttora viva ed
operante, che prese il nome di Universitas o Comunanza Agraria.
Guardiola (Civitella
del lago):
Porta di accesso al Castello
medioevale su Piazza Belvedere e posto di guardia da cui era possibile
controllare tutto il versante sud del territorio.
Antica Cisterna Medioevale
(Civitella del lago):
Costruita nel medioevo per la
raccolta delle acque piovane, conserva resti della canalizzazione originaria in
pietra e "coppi" di terracotta.
Palazzo degli Atti (Civitella
del lago):
Costruito nel XVI secolo,
oggi Palazzo Pensi, presenta al suo fianco il campanile della chiesa costruito
sui resti di una delle torri di guardia.
Arco di Diomede (Civitella
del lago):
Venturino e Diomede degli
Atti nel 1522 bonificarono le case, i vicoli, le piazze del castello di
Civitella e delimitarono la zona nord occidentale del borgo con lo stupendo arco
che ancora oggi si può ammirare. Nella parte superiore esso reca l'iscrizione
"Diomedes Aptus" dal nome del conte che lo fece costruire. Il nobile
tuderte ne eresse uno simile anche nella sua città.
Il Crocifisso (Civitella
del lago):
All'interno della Chiesa
Parrocchiale si trova il bel crocefisso ligneo, molto espressivo e di mirabile
fattura donato ai suoi concittadini nel 1884 da Don Celestino Pensi. La sacra
immagine, forse databile al XV secolo, ha le braccia movibili per permetterne la
deposizione sul lettino funebre e trasportarlo nella tradizionale processione
del Venerdì Santo (Cristo Morto).
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